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P.O.V. Punto di vista
La Spezia 17 Novembre 2010 ore 12:41:04
di Marco Ursano
Esistono la verità processuale e la verità storica. Ed esiste il giudizio culturale e politico su entrambe. Per conoscere la verità su un fatto storico, non è necessaria la verità processuale. Hitler non è stato processato a Norimberga, ma che sia stato uno dei più efferati criminali di tutti i tempi è una verità storica incontestabile.
La verità storica ha sicuramente un rapporto biunivoco e funzionale con quella processuale, spesso una rafforza l'altra, ma essenzialmente vive di ricerca, testimonianze, documenti. I processi servono per fare giustizia. Possono essere utili a dimostrare che un fatto è accaduto, ma non sono essenziali. Non sono essenziali per la verità.
Chi ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare, una mente onesta per giudicare, chi possiede ancora qualche frammento di memoria storica, sa bene quali sono i motivi e chi sono i mandanti delle stragi che sono avvenute nel dopoguerra di questo nostro Paese. Sa a chi serviva la famigerata “strategia della tensione”, che scopi avesse quel disegno di destabilizzazione e di eversione. Sa che fu pianificato a tavolino e sa da quali poteri.
Per fortuna, c’è ancora un’ampia documentazione bibliografica, audiovisiva a disposizione di chi avesse voglia di ricostruire le ragioni dietro alla strage di Piazza Fontana o a quelle di Piazza della Loggia a Brescia. In Rete c’è di tutto, come su Ustica e Bologna. Tutto quello che serve.
E’ cronaca di queste ore che la Strage di Brescia del 1974, nella quale morirono otto persone e cento furono ferite, dopo 36 anni non ha ancora colpevoli condannati da un procedimento penale. Al contrario, sono stati tutti assolti. Ancora una volta, possediamo la verità storica, non quella processuale. E questo non ci consola affatto.
Per due motivi. Il primo è che, ormai, in questo Paese, a causa di un opera scientifica di demolizione della storia e delle coscienze, messa in opera dal potere ed accettata supinamente da opposizioni politiche ed intellettuali, in pochi conoscono le verità storiche, e tantomeno le nuove generazioni. Pochi sanno cosa è successo davvero a questo Paese durante la sua storia recente.
Secondo, per questa strage, come per altre, l’ordinamento giuridico di questo Paese non è stato in grado di fare giustizia. Assolvere gli esecutori è anche assolvere i mandanti, un sistema, quel sistema di potere. E' disperdere senso, responsabilità. E' l’ennesimo segnale di debolezza, inconsistenza, incapacità. L’ennesimo schiaffo alla memoria collettiva, a quella dei parenti delle vittime ed al loro dolore. Al loro diritto, sacrosanto, di avere giustizia. Oltre che conoscere la verità.
Nei prossimi mesi, anche nella nostra città, si svolgeranno le iniziative per celebrare i 150anni di storia d’Italia. Si parlerà di Risorgimento, e di Resistenza. Giusto. Bisognerebbe parlare anche del nostro dopoguerra, delle stragi. Fare luce. Spiegare alle nuove generazioni. Va fatto. Se non si può avere giustizia, almeno un po’ di verità. Non ci consolerà, ma forse sarà utile per costruire nuova cittadinanza consapevole. Punto di vista.
Marco Ursano
Punto di Vista. Tutti assolti
La Spezia 17 Novembre 2010 ore 12:41:04di Marco Ursano
Esistono la verità processuale e la verità storica. Ed esiste il giudizio culturale e politico su entrambe. Per conoscere la verità su un fatto storico, non è necessaria la verità processuale. Hitler non è stato processato a Norimberga, ma che sia stato uno dei più efferati criminali di tutti i tempi è una verità storica incontestabile.
La verità storica ha sicuramente un rapporto biunivoco e funzionale con quella processuale, spesso una rafforza l'altra, ma essenzialmente vive di ricerca, testimonianze, documenti. I processi servono per fare giustizia. Possono essere utili a dimostrare che un fatto è accaduto, ma non sono essenziali. Non sono essenziali per la verità.
Chi ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare, una mente onesta per giudicare, chi possiede ancora qualche frammento di memoria storica, sa bene quali sono i motivi e chi sono i mandanti delle stragi che sono avvenute nel dopoguerra di questo nostro Paese. Sa a chi serviva la famigerata “strategia della tensione”, che scopi avesse quel disegno di destabilizzazione e di eversione. Sa che fu pianificato a tavolino e sa da quali poteri.
Per fortuna, c’è ancora un’ampia documentazione bibliografica, audiovisiva a disposizione di chi avesse voglia di ricostruire le ragioni dietro alla strage di Piazza Fontana o a quelle di Piazza della Loggia a Brescia. In Rete c’è di tutto, come su Ustica e Bologna. Tutto quello che serve.
E’ cronaca di queste ore che la Strage di Brescia del 1974, nella quale morirono otto persone e cento furono ferite, dopo 36 anni non ha ancora colpevoli condannati da un procedimento penale. Al contrario, sono stati tutti assolti. Ancora una volta, possediamo la verità storica, non quella processuale. E questo non ci consola affatto.
Per due motivi. Il primo è che, ormai, in questo Paese, a causa di un opera scientifica di demolizione della storia e delle coscienze, messa in opera dal potere ed accettata supinamente da opposizioni politiche ed intellettuali, in pochi conoscono le verità storiche, e tantomeno le nuove generazioni. Pochi sanno cosa è successo davvero a questo Paese durante la sua storia recente.
Secondo, per questa strage, come per altre, l’ordinamento giuridico di questo Paese non è stato in grado di fare giustizia. Assolvere gli esecutori è anche assolvere i mandanti, un sistema, quel sistema di potere. E' disperdere senso, responsabilità. E' l’ennesimo segnale di debolezza, inconsistenza, incapacità. L’ennesimo schiaffo alla memoria collettiva, a quella dei parenti delle vittime ed al loro dolore. Al loro diritto, sacrosanto, di avere giustizia. Oltre che conoscere la verità.
Nei prossimi mesi, anche nella nostra città, si svolgeranno le iniziative per celebrare i 150anni di storia d’Italia. Si parlerà di Risorgimento, e di Resistenza. Giusto. Bisognerebbe parlare anche del nostro dopoguerra, delle stragi. Fare luce. Spiegare alle nuove generazioni. Va fatto. Se non si può avere giustizia, almeno un po’ di verità. Non ci consolerà, ma forse sarà utile per costruire nuova cittadinanza consapevole. Punto di vista.
Marco Ursano

