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P.O.V. Punto di vista
La Spezia 26 Maggio 2011 ore 10:30:37
di Marco Ursano
Noir avvincente, recupero della memoria e denuncia sociale. Sono i macro ingredienti, ce ne sono molti altri, dell’ultimo romanzo dello scrittore spezzino Andrea Campanella, “L’insulto del Tempo”, edito da Cut-Up edizioni.
Il romanzo si svolge nella nostra città. Alvise Bertani, ex commissario di polizia, idealista, nevrotico e “troncadonne", buone letture e buoni ascolti, al suo primo caso come investigatore privato si imbatte in una ragazza scomparsa della buona, si fa per dire, borghesia spezzina. L’indagine dapprima stenta, perdendosi in pieghe incongruenti e casuali, con il nostro Bertani quasi in balia degli eventi; progressivamente, e qui sta uno dei valori aggiunti del libro, attraverso un ritmo serrato e l’entrata in scena di personaggi ben disegnati la narrazione costringe il lettore a penetrare nel nocciolo della questione. La scomparsa della ragazza è legata allo scandalo della collina di Pitelli.
Lasciamo alla curiosità dei lettori scoprire come si evolverà la storia ed il finale del romanzo. Ci concentriamo invece sugli aspetti di ricostruzione storica e di indagine, prettamente giornalistica, contenuti nel romanzo. Campanella dissemina molti documenti nel corso del libro, che appaiono in momenti determinanti della vicenda. Testimonianze, articoli di giornale, estratti di atti di indagini. Un materiale selezionato attentamente, passione e cifra stilistica dell’autore, che fotografa ciò che è stata, e che è, la vicenda della "collina dei veleni" di Pitelli (si veda la completissima bibliografia in appendice).
Una storia allucinante, che ha origine nel 1976 e si ferma, per ora, con il triste e grottesco epilogo del “tutti assolti” di qualche tempo fa. Una collina farcita di ogni genere di rifiuti tossici da imprenditori senza scrupoli, con la connivenza della Marina Militare ed il silenzio/assenso, quindi complicità, delle amministrazioni che sono susseguite negli anni, come di molta parte della politica. Naturalmente vanno ricordati, ed onorati, tutti coloro che, negli anni e con coraggio, hanno denunciato e combattuto contro il “muro di gomma".
Il sito è oggetto di indagine giudiziaria dal 1994, la stessa che poi porterà alle prescrizioni ed alle recenti assoluzioni.
La storia è spiegata molto bene nel romanzo di Campanella, che ha il merito di far capire che per conoscere la verità dei fatti basta non chiudere gli occhi e documentarsi. Ancora di più: promuove l’assunto che non è necessaria la verità giudiziaria affinché si attesti quella storica, e politica. La verità giudiziaria è giusta ed auspicabile, ma la verità vera esiste anche senza di essa.
Che a Pitelli ci sia stato e permanga un disastro ambientale, così come in tutto il nostro Golfo, vedi ad esempio il Campo in Ferro, dove sarebbero “stoccate” anche scorie nucleari (per dire di un’area balzata di nuovo alle cronache, una delle poche che la Marina vuole restituire alla città, guarda un po’), è provato e riprovato da indagini, documenti e testimonianze più che attendibili. Un vero scempio. Dice un documento della Casa della Legalità del 2010 riportato nel libro, e che riportiamo qui:
“Alla Spezia ci sono due record, anzi tre. Il primo è nella zona intorno al Porto Militare dove vi è la più alta percentuale di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il secondo è zona intorno alla Discarica di Pitelli dove vi è la più alta percentuale di tumori infantili. Il terzo è generale, per tutta la provincia, e vede il record mondiale per malati per mesotelioma da amianto in rapporto alla popolazione”
Ed il libro è anche molto interessante per coloro che volessero approfondire tutti i “link” che la collina di Pitelli ha con altre storie sporche, tipo "le navi dei veleni" come la Jolly Rosso e l’omicidio di Ilaria Alpi ed Miran Hrovatin, che, come è caratteristica della storia recente di questo Paese, sono un intreccio perverso tra criminalità organizzata, servizi segreti, poteri forti, potentati economici, politica. E che assegna alla Spezia il primato di nodo nevralgico per traffici illeciti di armi e rifiuti tossici.
Siamo coscienti di avere sottolineato più gli aspetti di impegno civile e politico, nel senso proprio ed allargato dei termini, del libro di Campanella, non certo per fare un torto all’indubbio valore letterario dell’opera. “L’insulto del Tempo” è uscito, e forse non è casuale, in un momento particolare, quando sembra che in questo Paese stia avvenendo una sorta di (timido) risveglio civile dopo un torpore micidiale durato quasi vent’anni. Merito dell’operazione va dato anche alla coraggiosa casa editrice Cut Up. Ecco, libri come questo comprendono il valore del risveglio delle coscienze, fuori da ogni facile retorica o metafora consolatoria. Fanno movimento.
La vicenda della colina dei veleni di Pitelli riguarda tutti noi, non solo i colpevoli in prima persona. E’ la sconfitta di un’intera comunità. Anche chi chiude gli occhi di fronte ad un’ingiustizia è complice. Leggendo “L’insulto del tempo” si può riscoprire il piacere di accendere il cervello. Magari solo per il tempo della lettura, e poi tornare a sprofondare nella condizione “dell’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana” come cantava Giorgio Gaber. Di questi tempi, sarebbe già tanto.
Chi scrive, da questo giornale ha più volte contestato il progetto di realizzare un campo da golf sopra la collina di Pitelli. Ipotesi quanto mai infelice, da ogni angolatura; piuttosto che si facciano pressioni forti e continue affinché il sito sia bonificato al più presto dal Ministero. E senza scordarsi che l’emergenza ambientale non è finita, come non sono finiti i traffici. Ed i punti oscuri. Ad esempio: di chi è la proprietà della discarica di Saturnia? Punto di Vista.
Marco Ursano
Punto di Vista. L’investigatore Bertani ed il golfo dei veleni
La Spezia 26 Maggio 2011 ore 10:30:37di Marco Ursano
Noir avvincente, recupero della memoria e denuncia sociale. Sono i macro ingredienti, ce ne sono molti altri, dell’ultimo romanzo dello scrittore spezzino Andrea Campanella, “L’insulto del Tempo”, edito da Cut-Up edizioni.
Il romanzo si svolge nella nostra città. Alvise Bertani, ex commissario di polizia, idealista, nevrotico e “troncadonne", buone letture e buoni ascolti, al suo primo caso come investigatore privato si imbatte in una ragazza scomparsa della buona, si fa per dire, borghesia spezzina. L’indagine dapprima stenta, perdendosi in pieghe incongruenti e casuali, con il nostro Bertani quasi in balia degli eventi; progressivamente, e qui sta uno dei valori aggiunti del libro, attraverso un ritmo serrato e l’entrata in scena di personaggi ben disegnati la narrazione costringe il lettore a penetrare nel nocciolo della questione. La scomparsa della ragazza è legata allo scandalo della collina di Pitelli.
Lasciamo alla curiosità dei lettori scoprire come si evolverà la storia ed il finale del romanzo. Ci concentriamo invece sugli aspetti di ricostruzione storica e di indagine, prettamente giornalistica, contenuti nel romanzo. Campanella dissemina molti documenti nel corso del libro, che appaiono in momenti determinanti della vicenda. Testimonianze, articoli di giornale, estratti di atti di indagini. Un materiale selezionato attentamente, passione e cifra stilistica dell’autore, che fotografa ciò che è stata, e che è, la vicenda della "collina dei veleni" di Pitelli (si veda la completissima bibliografia in appendice).
Una storia allucinante, che ha origine nel 1976 e si ferma, per ora, con il triste e grottesco epilogo del “tutti assolti” di qualche tempo fa. Una collina farcita di ogni genere di rifiuti tossici da imprenditori senza scrupoli, con la connivenza della Marina Militare ed il silenzio/assenso, quindi complicità, delle amministrazioni che sono susseguite negli anni, come di molta parte della politica. Naturalmente vanno ricordati, ed onorati, tutti coloro che, negli anni e con coraggio, hanno denunciato e combattuto contro il “muro di gomma".
Il sito è oggetto di indagine giudiziaria dal 1994, la stessa che poi porterà alle prescrizioni ed alle recenti assoluzioni.
La storia è spiegata molto bene nel romanzo di Campanella, che ha il merito di far capire che per conoscere la verità dei fatti basta non chiudere gli occhi e documentarsi. Ancora di più: promuove l’assunto che non è necessaria la verità giudiziaria affinché si attesti quella storica, e politica. La verità giudiziaria è giusta ed auspicabile, ma la verità vera esiste anche senza di essa.
Che a Pitelli ci sia stato e permanga un disastro ambientale, così come in tutto il nostro Golfo, vedi ad esempio il Campo in Ferro, dove sarebbero “stoccate” anche scorie nucleari (per dire di un’area balzata di nuovo alle cronache, una delle poche che la Marina vuole restituire alla città, guarda un po’), è provato e riprovato da indagini, documenti e testimonianze più che attendibili. Un vero scempio. Dice un documento della Casa della Legalità del 2010 riportato nel libro, e che riportiamo qui:
“Alla Spezia ci sono due record, anzi tre. Il primo è nella zona intorno al Porto Militare dove vi è la più alta percentuale di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il secondo è zona intorno alla Discarica di Pitelli dove vi è la più alta percentuale di tumori infantili. Il terzo è generale, per tutta la provincia, e vede il record mondiale per malati per mesotelioma da amianto in rapporto alla popolazione”
Ed il libro è anche molto interessante per coloro che volessero approfondire tutti i “link” che la collina di Pitelli ha con altre storie sporche, tipo "le navi dei veleni" come la Jolly Rosso e l’omicidio di Ilaria Alpi ed Miran Hrovatin, che, come è caratteristica della storia recente di questo Paese, sono un intreccio perverso tra criminalità organizzata, servizi segreti, poteri forti, potentati economici, politica. E che assegna alla Spezia il primato di nodo nevralgico per traffici illeciti di armi e rifiuti tossici.
Siamo coscienti di avere sottolineato più gli aspetti di impegno civile e politico, nel senso proprio ed allargato dei termini, del libro di Campanella, non certo per fare un torto all’indubbio valore letterario dell’opera. “L’insulto del Tempo” è uscito, e forse non è casuale, in un momento particolare, quando sembra che in questo Paese stia avvenendo una sorta di (timido) risveglio civile dopo un torpore micidiale durato quasi vent’anni. Merito dell’operazione va dato anche alla coraggiosa casa editrice Cut Up. Ecco, libri come questo comprendono il valore del risveglio delle coscienze, fuori da ogni facile retorica o metafora consolatoria. Fanno movimento.
La vicenda della colina dei veleni di Pitelli riguarda tutti noi, non solo i colpevoli in prima persona. E’ la sconfitta di un’intera comunità. Anche chi chiude gli occhi di fronte ad un’ingiustizia è complice. Leggendo “L’insulto del tempo” si può riscoprire il piacere di accendere il cervello. Magari solo per il tempo della lettura, e poi tornare a sprofondare nella condizione “dell’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana” come cantava Giorgio Gaber. Di questi tempi, sarebbe già tanto.
Chi scrive, da questo giornale ha più volte contestato il progetto di realizzare un campo da golf sopra la collina di Pitelli. Ipotesi quanto mai infelice, da ogni angolatura; piuttosto che si facciano pressioni forti e continue affinché il sito sia bonificato al più presto dal Ministero. E senza scordarsi che l’emergenza ambientale non è finita, come non sono finiti i traffici. Ed i punti oscuri. Ad esempio: di chi è la proprietà della discarica di Saturnia? Punto di Vista.
Marco Ursano

