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Punto di Vista. I fiumi di fango e le lacrime di coccodrillo

Punto di Vista. I fiumi di fango e le lacrime di coccodrillo La Spezia 26 Ottobre 2011 ore 10:36:43
di Marco Ursano

Ricordo i nubifragi di tanti anni fa in Lunigiana, la terra dove è nata mia madre. Pioveva forte, a volte il muro di acqua impediva la vista dei monti che circondavano Fivizzano. Il fragore della pioggia confondeva le voci della gente contadina, i racconti dell’abbandono delle frazioni, delle troppe costruzioni di cemento, dei troppi alberi tagliati, dei troppi campi lasciati in malora. Pioveva forte, ma nessuno moriva. Questo era più di trenta anni fa.

Oggi, basta prendere l’auto e girare un po’ per le strade della nostra provincia, che è sorella per cultura e morfologia con la terra lunigianense. Costruzioni ovunque, ed ancora terre abbandonate. Case anche sotto gli argini dei fiumi, o sotto quello che solo vagamente può ricordare un argine. Lo spopolamento delle nostre campagne va di pari passo con il loro impoverimento economico; la cementificazione con l’instabilità di un territorio che non drena più niente. Non trattiene più l’acqua che arriva dal cielo.

E’ tutto un sistema, tutto il rapporto tra natura, uomo, abitazione, economia che è saltato. Completamente. Un sistema che ha retto per un po’ di anni, anche sfidando emigrazione ed industrializzazione; ma adesso è resa totale, nonostante i pochi luoghi di resistenza come Varese Ligure o, per certi versi, le Cinque Terre. Comunità che ritrovano il senso della loro identità attraverso una nuova economia, e cultura, che torna a mettere al centro il rispetto del territorio, ed un rapporto armonico tra uomo e natura.

Ma il biologico della Val di Vara e le terrazze sul mare franano, letteralmente, sotto i fiumi di fango reali delle bombe d’acqua e sotto quelli metaforici dell’incuria e della stupidità. Di uno sviluppo, anzi di un’involuzione disordinata di un territorio. Pochi paesi europei come l’Italia hanno un rapporto così devastante con i beni comuni del paesaggio, dell’ororografia, del manufatto culturale ed artistico.

Che politiche urbanistiche hanno fatto in questi anni i Comuni? Perché sono state rilasciate migliaia di concessioni edilizie a dir poco superficiali, con valutazioni di impatto ambientali e di rischio che se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere? Quali sono stati i piani di tutela del territorio di Regione e Provincia? Non è populismo, basta guardarsi attorno. Dove c’è l’uomo il territorio è devastato, dove non si vede è abbandonato.

Certo, la meteorologia è cambiata, adesso piove nel Mediterraneo come ai tropici. Probabilmente è vero, ma certo è che non è successo per una congiunzione astrale. Se la temperatura del pianeta aumenta e conseguenza evidente sono i cambiamenti, e sommovimenti, climatici, la responsabilità sta, anche qui, in scelte umane (dis-umane) che di strategico hanno soltanto la rapina dell’ambiente e dei più deboli. Nel 2011, un evento metereologico eccezionale non può, non deve, causare queste distruzioni con perdita di vite umane. Non nel mondo cosiddetto avanzato.

Scendendo su un piano più microcosmico, la nostra provincia ha, ancora una volta, subito quello che fino a qualche anno fa era inimmaginabile. La tragica novità dell’ultimo turno sono i morti ed i dispersi in una terra già messa in ginocchio negli ultimi due anni da alluvioni e frane. E l'inverno è appena cominciato.
Al di là del dolore vero, e della retorica falsa delle lacrime di coccodrillo, adesso bisogna comunque farci forza tutti insieme, come comunità, andare avanti e ricostruire. La sicurezza del territorio è una priorità irrinunciabile e le risorse per attuarla (e le competenze ) si devono trovare. Nonostante i veti della BCE.

Il Governo trovi i soldi, subito, e gli amministratori locali siano i grado di spenderli al meglio ed in tempi rapidissimi. E basta con passerelle. Molti si ricorderanno il piglio assertivo di un Bertolaso sceso dal cielo come salvatore lo scorso anno all’aeroporto di Luni, poi più niente.

Intanto, bisogna ricostruire argini, strade, terrapieni, scuole, case, pubblici edifici. Ma, al contempo, progettare, e mettere in pratica, un nuovo modello di governo del territorio, che rimetta al centro un rapporto armonico, reale, tra uomo, economia ed ambiente. Le soluzioni ci sono, a partire da un nuovo impulso alla green economy, e si facciano le infrastrutture realmente necessarie alla mobilità ed all’economia, tralasciando quelle inutili. Si rilanci davvero un’agricoltura sostenibile e che sia occasione di occupazione e di prodotto di qualità. Si faccia, molta, moltissima, attenzione a ciò che saranno i mega progetti dei prossimi anni, Marinella e Waterfront in primis, che non diventino colate di cemento e riserva di caccia per gli speculatori.
Altrimenti, saranno ancora fiumi di fango e lacrime di coccodrillo.

Marco Ursano







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