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Punto di Vista. Giovani, disoccupati, democratici

Punto di Vista. Giovani, disoccupati, democratici La Spezia 18 Febbraio 2011 ore 10:57:59
di Marco Ursano

Il politologo francese Olivier Roy in un recente ed illuminante articolo su Le Monde definisce i giovani protagonisti dell’ondata rivoluzionaria nei paesi arabi “generazione post islamista”.
Mediamente istruiti, informati e connessi al mondo tramite internet e smart phone, pragmatici e laici. Nel senso che sono sì musulmani, ma vivono la religione in una dimensione interiore, non come stile di vita, tanto meno come ideologia politica che si fa stato. Chiedono democrazia e pretendono la fine di una classe dittatoriale di vecchi corrotti, rincoglioniti e sanguinari.

Queste masse di giovani sono il miglior antidoto al terrorismo islamico. Altro che le guerre sante in Iraq ed Afghanistan o le strategie occidentali di controllo e destabilizzazione negli ultimi anni in Medio Oriente. Ben Ali, Gheddafi e Mubarak hanno avuto, ed in qualche caso hanno ancora, i loro migliori amici e sostenitori in USA ed Europa, addirittura Mubarak ha anche una nipote in Italia che gode della paterna protezione del nostro Premier. Sempre in ottica anti Al Quaeda ed affini, ci mancherebbe. Sostegno a dittatori in cambio di energia, penetrazione economica e controllo delle derive islamiste. In altre parole, neo colonialismo.

Qualche cifra. Questi paesi sono contraddistinti da popolazioni composte a maggioranza da giovani. Le percentuali sono impressionanti: in Marocco il 56% della popolazione è al di sotto dei 30 anni; in Algeria il 57%; il 51 % in Tunisia mentre in Libia si arriva al 60%. Egitto al 61% ed addirittura in Yemen al 72%. Mentre i tassi di disoccupazione giovanile sono altrettanto sensibili: in Algeria al 45,6 %, e negli altri paesi in media dal 20 al 30%.
Strano, per paesi pieni di risorse naturali e “commodities”, a partire da petrolio e gas. Senza parlare delle enormi potenzialità turistiche. Posti in cui le popolazioni potrebbero stare più che bene invece che essere costrette a vivere di espedienti, avventurarsi su barconi nel Mediteranno e sentirsi definire “clandestini” e quindi criminali per il nostro liberale ordinamento.

I movimenti democratici di Tunisia ed Egitto, e comunque i tumulti che coinvolgono anche Libia, Algeria sino all’Iran hanno un valore politico enorme. Al contempo possono scardinare questo circolo vizioso di neo colonialismo e sfruttamento, introdurre salutari e massicce iniezioni di laicità nelle società arabe, dare il via ad un nuovo processo di sviluppo sociale, democratico ed economico di una macro area storicamente turbolenta. Anche l’annosa questione Israelo-Palestinese potrebbe trovare giovamento dall’affermazione di una nuova classe dirigente giovane e moderna, nell’accezione di una modernità che riesca a coniugare diritti, sviluppo e politiche estere tra Stati non aggressive. E l’occidente ne avrebbe tutto da guadagnare, in termini di relazioni politiche ed economiche e di controllo dei flussi migratori.

Milioni di cittadini del mondo arabo sono scesi in piazza reclamando democrazia e lavoro. La lettura di questo fenomeno è piuttosto semplice. Complicato sarà prevedere ricadute e sviluppi. E l’altro dato è la gioventù. Energie fresche, pulite. Giovani che non si fanno prendere per il naso dalle diverse propagande. E che hanno dimostrato e dimostrano coraggio da vendere. Ci vuole davvero per scendere in piazza contro regimi che imprigionano, torturano ed uccidono chi dissente. A cominciare dalla Libia, nostri amici e partner commerciali e sulla “sicurezza”. Qualcuno porti il Ministro Maroni a vedere che fine fanno gli immigrati respinti e riportati nelle grinfie della polizia libica. Ma in fondo è inutile, il Ministro lo sa perfettamente cosa accade.

L’opzione per l’Occidente è puntare su questi movimenti democratici o contribuire ad affossarli con sostegno a manovre regressive e di restaurazione. Per ora i segnali sono discordanti. Obama, obtorto collo, si è trovato “costretto” a sostenere il movimento egiziano e scaricare lo zio di Ruby. La Francia e l’Inghilterra si sono caratterizzate per un’ufficiale ignavia e l’Italia per la sua tipica assenza sullo scacchiere internazionale. Del resto quando un Ministro degli Esteri è impegnato a denunciare la violazione della privacy alla corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo mica si può occupare di uno dei più grandi sconvolgimenti geo politici del secolo che avviene a 70 chilometri dalle coste di casa sua.

I giovani dei paesi arabi sono molto più simili ad i nostri di quanto si creda. Basta avere passeggiato una volta per le strade del Cairo o di Marrakech per rendersene conto. E’ una sorta di comunità giovanile globalizzata, in qualche caso sicuramente omologata e subalterna alla pervasività consumistica, ma capace di esprimere valori di solidarietà, intelligenza ed energia. Questi giovani stanno ponendo a tutti una grande sfida per il futuro. Sta a noi coglierla.
Punto di vista.

Marco Ursano

Foto Essaouira 2006








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