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P.O.V. Punto di vista
La Spezia 26 Giugno 2011 ore 09:00:33
di Marco Ursano
Da rubrica a rubrica. Opinioni differenti che convivono nella stessa testata, il sale dell’informazione, possibile grazie ad un giornale libero e plurale come Cronaca4. Renzo Raffaelli, nell’ultimo numero della sua “Cronache indiscrete”, afferma sull’edizione 2011 del Festival Internazionale del Jazz della Spezia: “…un festival di nicchia quello spezzino saggiamente incastonato tra i grandi avvenimenti internazionali che in tanti anni ha fatto crescere competenze, professionalità, passione e sensibilità anche raffinate. Che però non sono bastate ad impedire che l’organizzazione venisse appaltata ad una società di Viterbo che in loco, cioè a Spezia, non affitterà nemmeno gli strumenti. Tiberio Nicola, al cui sfrenato amore per il jazz dobbiamo la sopravvivenza e poi il rilancio del Festival, non avrebbe preso bene la notizia dell’appalto..”
Dissento, profondamente, e con il rispetto e la stima (e l’amicizia) che si devono ad una penna come quella di Renzo. Facciamo un po’ di storia. Il nuovo direttore artistico del Festival spezzino è Italo Leali, un quarantenne viterbese tra i più brillanti direttori artistici italiani. Suo è il Festival “Tuscia in Jazz”, una realtà che negli ultimi anni ha prodotto numeri e consensi “da paura”, come dicono da quelle parti. Qualità della proposta, professionalità di gestione, ricadute mediatiche, ed economiche, per il territorio. Grande attenzione per i giovani. Ed è proprio questa la “chiave di volta”.
Un paio di anni fa, quando qui alla Spezia, scuserete l’eufemismo, “non se li cagava nessuno” Italo capisce che i due giovanissimi musicisti spezzini Matteo Cidale e Leonardo Corradi sono due veri talenti nei rispettivi strumenti, batteria ed organo hammond. Li invita al Tuscia, li fa incontrare con grandi jazzisti, organizza jam session e concerti, diventa produttore del cd di debutto di Leonardo Corradi. I ragazzi mietono premi e riconoscimenti, per loro si avvia una promettente carriera professionistica.
Leali fa quello che deve fare un buon direttore artistico e produttore musicale. Quello che alla Spezia, la città che notoriamente premia il talento, specialmente se è giovane e non fa parte degli amici di qualcuno, nessuno fa e ha fatto.
Così, tra Matteo Cidale, Leonardo Corradi e Italo Leali si crea un rapporto solido, di amicizia e professionale. A Matteo, che oltre a quella di batterista possiede un’anima da organizzatore, una notte, ascoltando un solo di Max Roach, arriva l’illuminazione, “la missione per conto di Dio”: proporre Leali come direttore artistico del Festival spezzino. Significherebbe ossigeno, nuove idee. Una nuova formula, la possibilità per i giovani jazzisti del Golfo di confrontarsi con altri giovani di altre realtà e con grandi artisti internazionali.
Per quelle “congiunzioni astrali” che si verificano ogni mille anni, in quel momento alla Spezia c’è l’humus giusto. Da una parte l’agonia conclamata del Festival dl Jazz, dall’altra una vera e propria rinascita della scena musicale. Giovani musicisti, locali che organizzano rassegne “off”, associazioni che nascono, qualche organo di stampa che capisce e sostiene. In poche parole, un movimento.
La capacità di “lima” di Matteo Cidale si fa leggenda e, insieme al contesto, convince Cinzia Aloisini, Direttrice dell’Istituzione culturale, alla svolta. La 43esima edizione del Festival Internazionale del Jazz della Spezia sarà diretta da Italo Leali.
Un atto di coraggio, quello della Aloisini, che molto abbiamo apprezzato, scrivendone (così come l'abbiamo criticata quando ritenevamo). Una filosofia che tende a valorizzare il meglio del territorio (non il panorama amatoriale, quello vero, professionistico, fuori dalla demagogia degli aiuti a pioggia) rapportandolo con esperienze innovative, e consolidate, che provengono da altri contesti. Da estendere.
Risultato: un festival che dura 15 giorni, uscendo dalla dimensione di semplice rassegna; seminari con 80 allievi da tutto il mondo (l’obiettivo era 40); concerti e jam session, grandi nomi a livello nazionale ed internazionale. E, last but no least, la prima edizione del premio dedicato a Tiberio Nicola: sette bands, una a sera, che si esibiranno per accedere alla finale del 10 luglio.
Il tessuto cittadino è coinvolto a pieno. Le associazioni Spezia in Jazz e Fare Jazz, il Conservatorio, la Società dei Concerti. E’ vero, non si sono affittati strumenti in loco. Questo perché Leali li ha avuti praticamente gratis, sotto forma di sponsorizzazione. Come si dice: chi ha tela da tessere…
Ad Italo, vulcanico e capace, ed un poco “fenomeno”, come diciamo alla Spezia, non faremo certo sconti, lo giudicheremo dai fatti. Ma le premesse ci sono tutte.
A cominciare dalle prime due serate in Piazza Mentana, che ci hanno regalato grande musica e l’entusiasmo di un pubblico numerosissimo. E momenti indimenticabili, come il “call and response” tra Gegè Munari e Matteo Cidale (welcome on stage, drummer, ci hai fatto “mezzo piangere”!). Se di appalto si tratta, è un appalto di aria fresca. E di grande swing. Punto di vista.
Marco Ursano
Punto di Vista. Festival del Jazz: un appalto di aria nuova
La Spezia 26 Giugno 2011 ore 09:00:33di Marco Ursano
Da rubrica a rubrica. Opinioni differenti che convivono nella stessa testata, il sale dell’informazione, possibile grazie ad un giornale libero e plurale come Cronaca4. Renzo Raffaelli, nell’ultimo numero della sua “Cronache indiscrete”, afferma sull’edizione 2011 del Festival Internazionale del Jazz della Spezia: “…un festival di nicchia quello spezzino saggiamente incastonato tra i grandi avvenimenti internazionali che in tanti anni ha fatto crescere competenze, professionalità, passione e sensibilità anche raffinate. Che però non sono bastate ad impedire che l’organizzazione venisse appaltata ad una società di Viterbo che in loco, cioè a Spezia, non affitterà nemmeno gli strumenti. Tiberio Nicola, al cui sfrenato amore per il jazz dobbiamo la sopravvivenza e poi il rilancio del Festival, non avrebbe preso bene la notizia dell’appalto..”
Dissento, profondamente, e con il rispetto e la stima (e l’amicizia) che si devono ad una penna come quella di Renzo. Facciamo un po’ di storia. Il nuovo direttore artistico del Festival spezzino è Italo Leali, un quarantenne viterbese tra i più brillanti direttori artistici italiani. Suo è il Festival “Tuscia in Jazz”, una realtà che negli ultimi anni ha prodotto numeri e consensi “da paura”, come dicono da quelle parti. Qualità della proposta, professionalità di gestione, ricadute mediatiche, ed economiche, per il territorio. Grande attenzione per i giovani. Ed è proprio questa la “chiave di volta”.
Un paio di anni fa, quando qui alla Spezia, scuserete l’eufemismo, “non se li cagava nessuno” Italo capisce che i due giovanissimi musicisti spezzini Matteo Cidale e Leonardo Corradi sono due veri talenti nei rispettivi strumenti, batteria ed organo hammond. Li invita al Tuscia, li fa incontrare con grandi jazzisti, organizza jam session e concerti, diventa produttore del cd di debutto di Leonardo Corradi. I ragazzi mietono premi e riconoscimenti, per loro si avvia una promettente carriera professionistica.
Leali fa quello che deve fare un buon direttore artistico e produttore musicale. Quello che alla Spezia, la città che notoriamente premia il talento, specialmente se è giovane e non fa parte degli amici di qualcuno, nessuno fa e ha fatto.
Così, tra Matteo Cidale, Leonardo Corradi e Italo Leali si crea un rapporto solido, di amicizia e professionale. A Matteo, che oltre a quella di batterista possiede un’anima da organizzatore, una notte, ascoltando un solo di Max Roach, arriva l’illuminazione, “la missione per conto di Dio”: proporre Leali come direttore artistico del Festival spezzino. Significherebbe ossigeno, nuove idee. Una nuova formula, la possibilità per i giovani jazzisti del Golfo di confrontarsi con altri giovani di altre realtà e con grandi artisti internazionali.
Per quelle “congiunzioni astrali” che si verificano ogni mille anni, in quel momento alla Spezia c’è l’humus giusto. Da una parte l’agonia conclamata del Festival dl Jazz, dall’altra una vera e propria rinascita della scena musicale. Giovani musicisti, locali che organizzano rassegne “off”, associazioni che nascono, qualche organo di stampa che capisce e sostiene. In poche parole, un movimento.
La capacità di “lima” di Matteo Cidale si fa leggenda e, insieme al contesto, convince Cinzia Aloisini, Direttrice dell’Istituzione culturale, alla svolta. La 43esima edizione del Festival Internazionale del Jazz della Spezia sarà diretta da Italo Leali.
Un atto di coraggio, quello della Aloisini, che molto abbiamo apprezzato, scrivendone (così come l'abbiamo criticata quando ritenevamo). Una filosofia che tende a valorizzare il meglio del territorio (non il panorama amatoriale, quello vero, professionistico, fuori dalla demagogia degli aiuti a pioggia) rapportandolo con esperienze innovative, e consolidate, che provengono da altri contesti. Da estendere.
Risultato: un festival che dura 15 giorni, uscendo dalla dimensione di semplice rassegna; seminari con 80 allievi da tutto il mondo (l’obiettivo era 40); concerti e jam session, grandi nomi a livello nazionale ed internazionale. E, last but no least, la prima edizione del premio dedicato a Tiberio Nicola: sette bands, una a sera, che si esibiranno per accedere alla finale del 10 luglio.
Il tessuto cittadino è coinvolto a pieno. Le associazioni Spezia in Jazz e Fare Jazz, il Conservatorio, la Società dei Concerti. E’ vero, non si sono affittati strumenti in loco. Questo perché Leali li ha avuti praticamente gratis, sotto forma di sponsorizzazione. Come si dice: chi ha tela da tessere…
Ad Italo, vulcanico e capace, ed un poco “fenomeno”, come diciamo alla Spezia, non faremo certo sconti, lo giudicheremo dai fatti. Ma le premesse ci sono tutte.
A cominciare dalle prime due serate in Piazza Mentana, che ci hanno regalato grande musica e l’entusiasmo di un pubblico numerosissimo. E momenti indimenticabili, come il “call and response” tra Gegè Munari e Matteo Cidale (welcome on stage, drummer, ci hai fatto “mezzo piangere”!). Se di appalto si tratta, è un appalto di aria fresca. E di grande swing. Punto di vista.
Marco Ursano

