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Punto di Vista. Buon Natale, fratello

Punto di Vista. Buon Natale, fratello La Spezia 23 Dicembre 2010 ore 09:00:52
di Marco Ursano

Fratello, mon ami, my friends

anche per questo Natale ti scrivo una mail, per salutarti e sapere come stai. Spero per te tutto bene in famiglia e lavoro. Non siamo riusciti ad incontrarci, è due anni che non ci vediamo ormai. Tu sei impegnato con il lavoro e qui non vieni più, io non posso venire perché stai troppo lontano da qui. Insomma, non è lontano in chilometri, ma è lontano perchè con questa crisi il biglietto del treno è una spesa troppo alta.
Anche oggi questo negozio è pieno di fratelli e ci sono anche quelli dell’est, tutti telefonano alle famiglie e mandano le email, qui i prezzi di connection, connessione, sono buoni e così possiamo salutare parenti e amici.
Mia moglie e i miei figli stanno abbastanza bene, se la cavano anche se non c’è lavoro per mia moglie e si fanno bastare quello che mando io con la western union. Al villaggio manca sempre la luce, il pozzo dell’acqua è sempre più lontano. Mia moglie dice che i poliziotti sono sempre più cattivi, che rubano ai poveri, ma sono poveri anche loro, per questo che rubano. Io li capisco, però spero che non diano noia a mia moglie, a Naima. I miei bambini vanno a scuola, dai missionari italiani così imparano anche l’italiano, lo sai come lo scrivono bene? Loro mi scrivono in italiano le mail e sono proprio bravi. Sono orgoglioso e spero di rivederli presto.

Fratello, mon ami, my friends

che nostalgia che ho dei miei bambini, di mia moglie, del mio villaggio. Penso a loro tutti giorni e a volte mi sembra di impazzire perché non vedo i miei figli crescere e lascio sola mia moglie troppo tempo. Io spero tanto che loro lo capiscono, mia moglie lo capisce, spero anche i miei bambini. Anche se so che devo stare qui perché là al mio paese c’è troppa miseria e non c’è il lavoro. Ma sono tanti anni che sto qui e sono stanco, non sopporto più questo tempo, il freddo, e il lavoro è molto duro, davvero. Adesso che sono riuscito ad entrare nel magazzino della coperativa mi trovo un po’ meglio, ma ti ricordi quanti chilometri facevo a piedi, prendevo il treno tutti i giorni da Pontedera a Pisa e poi da Pisa a Pontedera ritornavo tardi alla sera, quando è tutto buio. Mi ricordo tutti quei chilometri a piedi, anche con la pioggia, dalla torre di Pisa alla stazione e poi indietro e ancora e ancora. Tutti i chilometri che ho fatto, ogni giorno per quindici anni forse sono i chilometri che posso fare se voglio girare tutta l’Africa, ma proprio tutta. Sono i chilometri che la mia gente, i miei fratelli africani, uomini, donne e bambini devono fare sempre, tutta la loro vita, ogni giorno, per bere, mangiare, trovare per dormire e magari scappare dai pericoli, dalle guerre, dalla malattia e dalla fame.

Fratello, mon ami, my friends

la vita qui è più dura adesso perché la gente è arrabbiata, sempre arrabbiata, anche quelli che prima erano gentili. Dicono che c’è la crisi e non c’è lavoro e allora danno la colpa a noi immigrati, ma io e i miei fratelli facciamo lavori che loro hanno schifo di fare, allora noi non capiamo ma abbiamo un po’ paura. Alla televisione hanno detto che ora dobbiamo fare tutti l’esame di italiano per il permesso, io sono tranquillo perchè sono qui da tanto tempo ma molti, quelli nuovi sì, perché non lo sanno ancora bene. Magari sanno due o tre lingue, che gli italiani se lo sognano, ma l’italiano ancora male. A parte che un mio amico, un fratello, Hassan, ieri ha detto una cosa che mi ha fatto ridere prima e poi pensare, mi ha detto che tanti italiani non ce la fanno a fare il test, che anche loro l’italiano non lo sanno. Scherzava no? Comunque la crisi ci deve essere davvero perchè tanti fratelli, quelli dei cantieri per esempio, hanno perso il lavoro e non lo trovano, anche se sono bravi muratori e lavorano il legno. E poi, gli immigrati che arrivano dal sud, da Napoli, dalla Sicilia, raccontano delle cose davvero brutte che succedono nelle campagna dei pomodori, brutte che non ti posso dire. Quelli giovani della nostra gente non capiscono, tanti hanno studiato, magari hanno la laurea e sono trattati malissimo e non capiscono proprio e sono arrabbiati anche loro. Ho visto in televisione quelli sulla gru, ho capito che non ce la fanno più a sopportare. Che tempi duri che sono, mon amie.

Fratello mio

spero tanto che tu puoi venire a trovarmi, me lo hai promesso. Magari un solo giorno, così mangiamo insieme e parliamo di quando stavi a Pisa. Adesso ti devo lasciare perchè qui in tanti vogliono la mia postazione, c’è la fila, devono scrivere alle famiglie, e qui ormai non si capisce più niente con tutte queste lingue diverse e poi tutti parlano a voce alta e ridono, c’è anche un po’ di allegria ogni tanto, magari perchè sei riuscito a sentire la voce di tuo figlio che non sentivi da tanto tempo, anche se con il telefono.
Ti saluto e ti abbraccio amico mio, mon ami, my friend. Ti auguro Buon Natale, lo sai che anche noi che siamo musulmani facciamo festa quel giorno, perché il tuo Dio è anche il mio e ci ha fatto tutti uguali e fratelli e io lo penso davvero, che siamo su questa terra tutti fratelli. Stai in pace con tutta la tua famiglia.

Ousmane





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