Ti trovi in: Home Page » P.O.V. Punto di vista
Allarga il carattere Riduci il carattere Esporta l'articolo in formato Pdf Stampa l'articolo

Punto di vista. Atomi di follia

Punto di vista. Atomi di follia La Spezia 18 Marzo 2011 ore 09:50:00
di Marco Ursano

Davvero esiste qualcuno che, in buona fede, può credere che il nostro Paese, con questa classe dirigente, con questa burocrazia, con questi tassi di corruzione, con l’infiltrazione della criminalità organizzata nei pubblici appalti, possa realizzare centrali nucleari economicamente sostenibili e sicure? C’è qualcuno? Lo vorrei conoscere. In buona fede, dicevamo. Perché di quelli in cattiva, di fede, i lobbisti dell’atomo felice, e tutto il ciarpame pseudo scientifico e pseudo giornalistico di cui si circondano, di quelli c’è pieno. Tra le loro frasi recenti più memorabili: “basta con gli sciacalli dell’antinucleare”, “bisogna superare l’emotività”. Ma ce la fate ad essere seri, per cinque minuti?

In realtà, questa è una lettura sbagliata, viziata da questo Paese di provincia in cui i grandi problemi sono ridotti a chiacchiericcio ed interessi di bottega, in cui si fa la gara a chi le spara più grosse. Anche di fronte a tragedie come quella giapponese e ad un tema come quello del nucleare.

Se proviamo ad alzare un poco lo sguardo oltre ai confini (ci torniamo dopo, in Patria) vediamo che il Giappone, il paese più avanti nel nucleare e nella costruzione di centrali, tanto che le ha costruite in riva al mare a portata di tsunami, non sa che pesci prendere e dice e non dice. Però evacua un’intera area nel raggio di 30 km e sottopone a controlli sulle radiazioni gli abitanti. Per Fukushima nella scala di gravità siamo a livello 6, ricordiamo che Chernobyl fu di livello 7. E la situazione si aggrava di ora in ora. Di fatto, non riescono a raffreddare i reattori. Per comprendere, la dose mortale di plutonio per un essere umano è di un milionesimo di grammo. Il reattore 3 di Fukushima è alimentato da una miscela di uranio e plutonio.

Intanto, un signore distinto e posato, Gunther Oettinger, che guarda caso è il Commissario UE all’energia, in relazione a Fukushima parla di “apocalisse” e di una situazione “fuori controllo” che potrebbe coinvolgere sino a 35 milioni di cittadini giapponesi dell’area di Tokio; in tutte le centrali nucleari europee iniziano di gran fretta gli stress test; in Germania, quella pericolosa eco terrorista di Angela Merkel blocca 7 centrali nucleari, quelle più vecchie, e parla di energie rinnovabili, peraltro in Germania già molto sviluppate (eh con tutto il sole che hanno). Importante: il governo federale tedesco ha inoltre recentemente dichiarato che, ad attività normali, nelle aree intorno ad una centrale nucleare è dimostrato che l’incidenza di leucemie infantili è il doppio della media.
In Francia, Sarkozy, pur tenendo il punto sulla necessità della produzione del nucleare francese, chiede una riunione urgente del G20 per discutere di opzioni energetiche alternative. Obama, da sempre paladino della green economy, ordina verifiche straordinarie sulle centrali americane.

Sul fronte scientifico, Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica, pone seri dubbi sugli sviluppi del progetto Generation V, un consorzio di ricerca Made in USA nato nel 1999 dopo l’incidente di Three Mile Island con il dichiarato scopo di creare il “nucleare sostenibile “ e sicuro, quello che sarebbe alla base delle tanto sbandierate centrali di terza generazione da costruire in Italia. Rubbia afferma che la ricerca è ancora incompleta e, se qualcosa semmai si vedrà, sarà non prima del 2035/2040. In pratica, pur migliorando la tecnologia, il rischio di incidenti, e di gravi conseguenze, rimane molto alto.

E poi c'è il problema delle scorie, che meriterebbe un capitolo a sè. Se smaltite legalmente c'è bisogno di procedure complicate, costose e tempi biblici, ed il rischio di gravi impatti ambientali è comunque notevole. In pratica, si scavano buche profonde e si sotterano i fusti radioattivi. Quando entrano in gioco le ecomafie, il business illegale sullo smaltimento rifiuti è uno dei più ghiotti, basta affondare navi cargo in mare aperto o servirsi di discariche illegali, magari accanto a qualche bidonville africana.

Torniamo al Belpaese. C'è da raccontare un pezzo di cabaret politico.
Umberto Veronesi, capo dell’Agenzia Sicurezza Nucleare italiana, mentre afferma che sarà “il cane da guardia della sicurezza” minimizza il disastro di Fukushima ed ad un intervista alla Stampa del 3 marzo dichiara cose come che “c’è più radioattività in un ospedale”, che Three Mile Island e Chernobyl furono il frutto di errori umani, che l’acqua che esce da una centrale nucleare ha livelli inferiori di radioattività rispetto a quelli previsti per legge (ha ragione professore, i tedeschi sono proprio scemi, noi sì che siamo furbi), e così via con varie amenità.

Salvo che, notiziona del 17 marzo, sarà per l'effetto dell'Unità di Italia, Veronesi comincia a combattere con le proprie certezze: da un'occhiata alla mappa del Giappone, legge alcuni lanci di agenzie internazionali, ascolta qualche scienzato competente e finalmente dichiara che "c'è bisogno di una pausa di riflessione" per il nucleare italiano.
Apriti cielo: i Ministri nuclearisti Romani e Prestigiacomo vanno nel panico. Le elezioni regionali sono imminenti. Allora discutono di nuove strategie di comunicazione, adombrano paure elettorali, verificano l'impatto politico di una marcia indietro e pensano addirittura a morbide exit strategy dal nucleare. Il tutto chiosato dal premier Berlusconi in persona, che, folgorato sulla via di Tokio, dichiara "la sicurezza prima di tutto".

Da notare che la stessa Prestigiacomo il 14 marzo a Bruxelles affermava con veemenza che la linea italiana sul nucleare non sarebbe cambiata e che in Italia gli anti nuclearisti sfruttano la tragedia giapponese ai fini di sciaccallaggio politico.

Da citare, per capire meglio, quella del Sottosegretario Stefano Saglia, in Commissione Ambiente il 16 marzo.
Fonte ANSA: “Le centrali nucleari non verranno costruite nelle Regioni che negheranno l'assenso agli impianti nel loro territorio (concetti peraltro ripresi il 17 anche dal Ministro Romani)". Quindi in nessuna, caro Sottosegretario, ma chi è il Presidente di Regione che le vuole? Per esempio, il governatore Zaia ha detto: “Nucleare in Veneto? Finché ci sono io non si farà”. Roba da fare impallidire Braveheart. Ed anche Cota e Formigoni, entrambi nuclearisti convinti e coerenti, sono su posizioni simili. Una sorta di federalismo nucleare, della serie: nucleare sì, ma le centrali a casa vostra.

Io, intanto, per non saper nè leggere nè scrivere, le piazzerei di fronte a casa di Veronesi e di tutti i nuclearisti convinti come lui. Tanto non fanno male e a guardarle sono pure belle, architetture avveniristiche che ricordano una location di un film di fantascienza, sembra quasi di intravedere Lord Dart Fener sul tetto che ansima e rotea la spada laser.

Fuori di metafora, tra poco tempo ci sarà il referendum sul nucleare. Ci fu anche nel 1987, tre quesiti abrogativi, c’era ancora il CAF al governo del Paese ed il muro di Berlino. Fu chiesta l'abolizione dell'intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l'apertura di una centrale nucleare nel suo territorio ed i sì vinsero con l'80,6%. Fu chiesta l'abrogazione dei contributi statali per gli enti locali per la presenza sui loro territori di centrali nucleari ed i sì s'imposero con il 79,7% Fu chiesta l'abrogazione della possibilità per l'Enel di partecipare all'estero alla costruzione di centrali nucleari. I sì ottennero il 71,9%.

Molti si chiedono allora perchè oggi si può bellamente riproporre il nucleare in Italia. Intanto, la durata del vincolo referendario non è certa, il dibattito è aperto tra i costituzionalisti. E poi, i referendum del 1987 non abrogarono direttamente la possibilità di costruire centrali nucleari. Ma è fuor di dubbio che la tendenza di allora fu nettamente anti nuclearista. Quindi, chi lo ripropone oggi si deve assumere la responsabilità di andare contro circa 27 milioni di voti validi, di teste pensanti.

Adesso, a Giugno abbiamo un’occasione importante. Votare sì al referendum, per bloccare lo sviluppo del nucleare italiano, previste 4 centrali costruite da ENEL, operazione da 40 miliardi di euro. Un business con soldi pubblici, in barba alla salute dei cittadini, all’economia, alla scienza ed al senso civico. E mentre in tutto il mondo si sviluppano le energie rinnovabili, il governo italiano abbatte gli incentivi sul fotovoltaico.
Alla luce delle ultime novità bisogna capire se il governo alla fine adotterà davvero l'exit strategy dal nucleare, smentendo se stesso, o se è solo tattica mediatica ed in realtà lavorerà per approvare il nuovo decreto entro il 23 marzo, come previsto. Vigileremo.

Stiamo comunque perdendo tempo ed opportunità, come al solito. E' ormai chiaro che il fabbisogno energetico di un paese moderno dovrà necessariamente passare da nuove strategie basate sul risparmio ed efficienza energetica, ed energie rinnovabili. Tanto per citare ancora la Germania, nel 2050 l'80% dell'energia tedesca arriverà da eolico e fotovoltaico. Lo dice un Ministro di Centrodestra. Ed attualmente nel paese della birra i reattori nucleari danno lavoro a 30mila persone, mentre la green economy già ne occupa 340 mila. Ci torneremo. E scuserete la lunghezza del pezzo. Punto di vista.

Marco Ursano

Qualche info.

Sono 442 i reattori nucleari attivi nel mondo, concentrati in 29 Paesi. Altri 65 sono attualmente in costruzione. Il primato mondiale spetta proprio agli Stati Uniti, con 104 «comignoli», ma anche l’Europa è all’avanguardia e mantiene in funzione ben 165 centrali. Attualmente la maggiore concentrazione d’impianti si trova in Francia – che con 58 centrali è al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti – seguita a distanza da Gran Bretagna, con 19 centrali, Germania (17) e Svezia (10). Altri 6 reattori di tipo tradizionale sono in costruzione in Bulgaria, Romania e Slovacchia (2 per ciascun Paese).

Questa una lista degli incidenti più seri verificatisi sinora, escluso Fukushima. Almeno di quelli noti:

- 12 dicembre 1952: Chalk River di Ottawa, Canada. Il primo incidente nucleare serio ad un reattore, con la parziale fusione del nucleo, che tuttavia non causa vittime.

- 30 settembre 1957: Mayak, Monti Urali (ex-URSS). E' il secondo incidente più grave nella storia, causa 200 morti e contamina 90 km quadrati. 10mila persone sono evacuate mentre migliaia di km quadrati sono esposti alle radiazioni.

- 28 marzo 1979: Three Mile Island ad Harrisburg, in Pennsyilvania. E' il più grave avvenuto negli Stati Uniti. Il surriscaldamento di un reattore provoca la parziale fusione del nucleo e la creazione di una nube radioattiva di 30 km quadrati: migliaia di abitanti vengono evacuati.

- 8 marzo 1981: Tsuruga, Giappone. Una fuga di residui radioattivi contamina 280 persone, ma la notizia è resa nota dalle autorità sei settimane dopo.

- 26 aprile 1986: Chernobyl, Ucraina. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l'esplosione del contenimento. Si forma un nube radioattiva che investe l'area raggiungendo l'Europa. Centinaia di migliaia di persone sono esposte a radiazioni ed evacuate dai territori contaminati. Ancora oggi non è conosciuto l'esatto numero dei morti. L'ONU stima una cifra di 9.000 morti di cancro: per Greenpeace il cancro e altre malattie causate dalle radiazioni avrebbero ucciso, nel corso degli anni, almeno 200.000 persone.

- 30 settembre 1999: Tokaimura, Giappone. Una fuga di uranio dalla centrale provoca la morte di due operai e la contaminazione di altre 438 persone.

- 9 agosto 2004: Mihama, Giappone. Una fuga di vapore ad alta pressione nella sala delle turbine del reattore provoca la morte di 5 operai, altri sette lavoratori sono ricoverati in gravissime condizioni.

- 16 luglio 2007: Kashiwazaki, Giappone. La centrale è chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati da un terremoto.

- 23 luglio 2008, Tricastin, Francia. Contaminati 100 operai, irradiati da cobalto 58 a causa di una perdita del reattore










Condividi questo articolo: Share

Sfoglia altri articoli:

Pubblicità