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INCHIESTA | L’incubo del TAR, la politica che va in Tribunale (di Renzo Raffaelli)

La Spezia 09 Novembre 2010 ore 18:19:31
Si moltiplicano i ricorsi che mettono in crisi le amministrazioni: deficit di partecipazione nelle decisioni? Ne parlano Stefano Sarti (Legambiente) Gino Morgillo (Pdl) e il sindaco Massimo Federici

Un fantasma si aggira nei Comuni e toglie il sonno agli amministratori, mettendo in discussione progetti sui quali si sono addensate critiche e resistenze. Il fantasma è il ricorso al Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale, che quei progetti può bloccare e condannarli ad una vita grama.

Si è materializzato spesso quel fantasma negli ultimi anni, basta pensare ai dragaggi in porto e all’appalto dei lavori per il nuovo ospedale del Felettino. Ma di recente ha preso ad incombere sempre più spesso, come una minacciosa spada di Damocle, su molte deliberazioni della pubblica amministrazione. E’ sufficiente aver letto le cronache dell’ultima settimana per capire l’entità del fenomeno. A Sarzana il ricorso al Tar è diventata una autentica arma contundente per gli amministratori: contro il progetto Botta, il piano particolareggiato di via Muccini che ridisegna la zona della città compresa tra la ferrovia, il casello autostradale e il dimesso mercato ortofrutticolo all’ingrosso, di ricorsi ce ne saranno addirittura tre. Uno lo ha presentato, insieme a Legambiente, il Comitato “Sarzana che Botta” che a quel progetto, considerato invasivo e non rispettoso dell’ambiente, si è sempre opposto. Un secondo ricorso lo ha fatto partire la Lega Nord e un terzo recherà la firma di Italia Nostra che si è attivata tardi ma che non vuol essere esclusa dalla partita. Un robusto fronte di opposizione, insomma, ricorre alle carte bollate per chiedere a Sarzana legalità e trasparenza.

Ad Arcola il Tribunale Amministrativo è diventato l’ultima spiaggia per bloccare il nuovo centro commerciale di Romito Magra che andrà a rimpinguare una offerta commerciale in un mercato ormai saturo. “Una colata di cemento su 11 mila metri quadrati, per di più a ridosso del Parco Naturale di Montemarcello e del Magra, proprio non riusciamo a capirla” spiegano Legambiente e il Movimento “Stop al Consumo di Territorio” che da subito erano scesi in trincea.

Un altro progetto, a Varese Ligure, finirà all’esame dei giudici del Tar: quello del nuovo plesso scolastico in località Torretta promosso dall’amministrazione provinciale e dal Comune di Varese. L’Associazione Ambientalista “Verdi Ambiente e Società” hanno impugnato la delibera con la quale la giunta del sindaco Michela Marcone ha approvato la progettazione definitiva del primo lotto dei lavori. E dal 25 ottobre il ricorso è depositato a firma di Daniele Granara, l’avvocato di Chiavari che da alcuni anni fa le bucce agli atti delle amministrazioni locali, individua carenze e illegittimità, e lascia partire i siluri. Qualche volta vanno a bersaglio, qualche altra no.

Di recente hanno tirato un sospiro di sollievo gli amministratori di Monterosso, che s’erano beccati il ricorso al Tar da una società esclusa dal bando per il riordino e il controllo delle entrate comunali.
Quando c’è una gara d’appalto dove ballano interessi, a volte ingenti, è frequente che una o più ditte escluse tentino di ribaltarne l’esito per mano del giudice. Soprattutto quando c’è un evidente vizio di forma, come era accaduto nella gara d’appalto per il nuovo ospedale del Felettino nel 2004: l’allora direttore generale dell’Asl, Gabriele Guadagni, chiamò a presiedere la commissione giudicatrice non un dirigente dell’amministrazione appaltante (l’Asl) come avrebbe dovuto ma il segretario generale della giunta regionale. L’impresa esclusa su questa svista clamorosa costruì il ricorso e lo vinse. Con il risultato di allungare terribilmente i tempi di questa operazione che infatti è rimasta al palo dopo molti (troppi) ripensamenti.

Insomma ci sono motivazioni diverse nei ricorsi al Tar, sempre più croce e delizia, incubo per chi lo subisce ma strumento salvifico per chi ha esaurito le armi della politica.

Che cosa rivela l’uso sempre più frequente delle carte bollate?

Un deficit di democrazia e partecipazione visto che molti progetti sottoposti ai giudici hanno alle spalle iter frettolosi e scarsamente condivisi?

L’incapacità della politica di rappresentare tutta la comunità?

La tenace riottosità di gruppi e associazioni che non si arrendono alle logiche democratiche (prevale chi ha più consensi) e cercano di vincere battaglie politiche nelle aule dei tribunali?


Il ricorso al Tar sarebbe, insomma, una competizione politica condotta con altri mezzi.

Stefano Sarti, spezzino, è presidente regionale di Legambiente, l’Associazione che partecipa e ha partecipato a molte iniziative davanti al Tar. Attualmente ha in piedi tre ricorsi: quello contro il piano Botta di Sarzana, contro il parcheggio dell’Acquasola di Genova e della Colonia Fara a Chiavari. Su quest’ultimo ricorso (l’ex colonia è al centro di una operazione immobiliare) Legambiente è uscita sconfitta dal primo grado e si è rivolta al Consiglio di Stato. “Questa partita ci è già costata 2800 euro di spese e alla fine il conto sarà abbastanza salato –dice Sarti – Non crediamo che questi ricorsi siano la panacea di tutti i mali legati alle politiche urbanistiche dei Comuni. Noi ne faremmo volentieri a meno e siamo convinti che partirebbero meno carte bollate se le amministrazioni coinvolgessero di più i cittadini nelle loro scelte. Il ricorso al Tar è sempre una sconfitta per tutti: per le amministrazioni che non hanno saputo fare scelte partecipate e che, spesso, si chiudono in atteggiamenti arroganti, ma anche per le Associazioni che lo promuovono, le quali, dimostrano di non avere un peso politico più forte”.
Di solito è la mancata partecipazione dei cittadini allo screening di Via (Valutazione di impatto ambientale del progetto in discussione) e l’inapplicata Vas (Valutazione ambientale strategica) a far scendere in campo gli studi legali. “La Regione Liguria non ha ancora adottato la legge di applicazione della Vas – dice ancora Stefano Sarti – Lo hanno fato ad esempio la regione Toscana e il Veneto, ma non la Liguria che è inadempiente da due anni. Per questo abbiamo inoltrato un esposto all’Unione Europea”.

Per Luigi Morgillo, consigliere regionale del Pdl, la raffica di ricorsi al Tar rivela innanzitutto la mancanza di controlli sugli atti amministrativi dei Comuni. “Una volta c’era il Comitato regionale di controllo che esaminava le delibere e interveniva quando c’erano aspetti di illegittimità – osserva Morgillo – e c’era anche il segretario generale del Comune, funzionario dello Stato nominato dopo un concorso e non scelto dal sindaco come avviene oggi, a garantire la correttezza delle procedure. Oggi questi filtri non esistono e anche un piccolo errore può far scattare il ricorso al Tar”. Ricorso che, ammette Morgillo, può diventare uno strumento di lotta politica. E lo si può depotenziare soltanto rivisitando i meccanismi dei processi partecipativi.

“Il sindaco ha ricevuto un mandato dai cittadini ed è chiamato ad esprimerlo assumendosi la responsabilità delle decisioni che, certamente, vogliamo siano sempre condivise il più possibile – dice Massimo Federici – Il ricorso al Tar è massiccio anche dove la partecipazione è forte e spesso esprime veti e rivendicazioni di gruppi minoritari. Occorre trovare il giusto equilibrio tra il coinvolgimento dei cittadini nei tempi e nei modi previsti e il dovere delle scelte. Questa è la scommessa da vincere”.

Renzo Raffaelli

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