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Odissea nello Spezia | Ciò che eravamo

La Spezia 07 Febbraio 2012 ore 22:35:32
Il momento dello Spezia dà modo di analizzare come è cambiato l'atteggiamento del pubblico spezzino negli ultimi anni.

Lo Spezia domenica scorsa ha pareggiato in casa contro la Cremonese, vale a dire una delle squadre più attrezzate del girone. Ha pareggiato proprio come 7 giorni prima contro il Siracusa, altra squadra che lotta per la promozione diretta, forse la migliore vista al Picco. Lo Spezia ha vinto soltanto una volta nelle ultime 5 gare interne, e se non fosse per le 4 vittorie consecutive lontano dal Picco ora sarebbe notte fonda.

Due pareggi casalinghi, le siciliane che continuano a vincere e in riva al Golfo cala il 'de profundis'. In effetti, diciamocelo, dopo il pareggio contro i grigiorossi di Brevi il termometro dell'entusiasmo ha fatto registrare un crollo verticale perchè, anche questo è un fatto, lo Spezia era (e forse è) la squadra sulla carta più forte, almeno a livello di nomi.

Ma questa non vuole essere un'analisi dei 90 minuti di Spezia-Cremonese e di come si poteva venire a capo della gara. Non vuole essere una serie di considerazioni 'ex post' sul modulo, sul ruolo di Iunco, quello di Madonna, sul dualismo Marotta – Evacuo, sul 4-3-3 o 4-4-2, su Casoli involuto ma che domenica, se ci fosse stato, avrebbe fatto sfracelli, su Vannucchi relegato sulla fascia vuoi mettere se giocasse in mezzo, ah già ma bisogna cambiare modulo, allora già che ci siamo cambiamo allenatore e prendiamone uno che gioca col trequartista, ma per farlo ci vorrebbe un altro direttore sportivo, ma sì cambiamo anche lui tanto Iacopetti, Olivari, Varini, Zocchi, uno più uno meno che cambia?
No, non è questo il punto. Il punto è che forse qualcosa è cambiato e non necessariamente in meglio. Un peccato proprio ora che che c'è un Presidente che ha l'ambizione e le potenzialità economiche per tenere il club bianco non una ma due categorie sopra. Il fallimento con ripartenza dalla Serie D ha lasciato scorie più profonde di quanto non fosse pensabile immaginare. Da allora ad oggi abbiamo vissuto solo qualche sprazzo di entusiasmo, quasi le vittorie fossero dovute, ma il Picco, oggi, per tantissimi motivi, non è più lo stesso. Chi ha un po' di memoria storica ricorderà quando ci si aggrappava a gente come Beppe Mosca e Sabbadin, comprimari che oggi non si accomoderebbero nemmeno in tribuna, ma che portavano la maglia bianca e tanto bastava. Oggi si fanno cori dopo 15 minuti invocando Marotta al posto di Evacuo. Ognuno può fare le sue valutazioni, personalmente avrei scommesso sull'ex barese dal primo minuto, ma alla fine c'era Evacuo con la casacca bianca ed il 9 nero sulla schiena. Oggi questo non basta più.

Anzi che criticare tutto e tutti, allenatori, direttori sportivi, direttori generali e dirigenti vari che si sono succeduti in questi 4 anni sarebbe l'ora di cominciare a criticare, sì, ma anche un po' noi stessi. Ci siamo imborghesiti? Forse ancora no, o solo un poco. Di certo un tempo si frequentavano le scalee del vecchio Picco con la voglia di sostenere, partecipare, magari soffrire. Oggi si tifa ancora ma senza quella partecipazione che ti faceva sentire parte integrante di ciò che accadeva nel rettangolo verde. E' un po' come andare a teatro sperando di vedere un bello spettacolo ma pronti a fischiare se alla fine non ci si è divertiti. Assolutamente legittimo. Ma lontano anni luce da ciò che eravamo.

Andrea Fazi

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