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Cronache indiscrete. Di Vizia, record di improduttività a Montecitorio

La Spezia 24 Settembre 2011 ore 10:00:04
di renzo Raffaelli

L’onorevole Giancarlo Di Vizia (Lega) non brilla in Parlamento per produttività. Tutt’altro. A poco più di un anno dal suo ingresso a Montecitorio il suo nome è entrato infatti nella lista dei deputati meno produttivi. Nell’ingloriosa top ten (i dieci deputati col più basso tasso di attività) Di Vizia è in buona compagnia. Con lui compaiono Niccolò Ghedini, Mirko Tremaglia e Denis Verdini. L’indice di produttività è stato calcolato da Openpolis, l’Associazione che monitora il lavoro dei parlamentari e dà conto della loro attività. Openpolis attribuisce a ciascun deputato un valore numerico per ogni atto presentato in Parlamento o di cui è stato relatore. Il “voto” finale tiene conto dell’importanza degli atti presentati, del consenso ricevuto, della partecipazione del parlamentare ai lavori. Di Vizia ha ottenuto 26,5, un valore decisamente modesto (800-900 è quello dei più prolifici) che gli assegna il 615° posto su 630 deputati.

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Forse noi spezzini abbiamo dato un contributo determinante alla cosiddetta Malasanità che ci affligge da anni. Stando alla rilettura storica del ferimento di Giuseppe Garibaldi all’Aspromonte, fatta recentemente da Angelo Del Santo, l’avremmo inflitta – la Malasanità, appunto – allo stesso eroico generale. Il 2 settembre 1862 Garibaldi, ferito ad una gamba, fu trasportato al Varignano e non sarebbe stato curato come avrebbe dovuto. Infatti la pallottola che lo aveva colpito sarebbe stata estratta solo il 23 novembre a Pisa. Quella pallottola, insieme allo stivale, è oggi conservata al Museo del Risorgimento di Roma.

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E’ nata wikiSpedia, l’enciclopedia Web che raccoglie testimonianze e memorie locali. L’obiettivo, apprezzabile, è quello di coltivare storie e tradizioni del territorio, compreso il dialetto. Su wikiSpedia.org c’è infatti una sezione in cui possono essere letti e ascoltati testi in dialetto spezzino. Urge allora un corso accelerato di vernacolo per Cinzia Aloisini, presidente dell’Istituzione dei Servizi Culturali della città. L’altra sera, intervistata a TeleliguriaSud, la Aloisini non è stata in grado di citare correttamente il titolo di una iniziativa del Comune e ha detto: A Speza no ghe mai niente, anzi che ne ghe.

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Compare anche La Spezia nel libro “Il noto servizio” di Aldo Giannuli (Tropea,350 pagg. 18 euro) che racconta molti misteri della repubblica dal 1946 al 1981: il golpe Borghese, l’evasione di Kappler, l’uccisione di Moro, il sequestro Cirillo. Il “Noto servizio”, chiamato anche “Anello”, era stato costituito alla fine della guerra come costola del servizio segreto militare. Una struttura invisibile, clandestina, senza organigrammi né sedi, libera di agire senza rendere conto delle proprie azioni , spiega Giannuli, che nel 1998 è stato consulente della Procura di Brescia per la strage di piazza della Loggia. Ma Spezia che c’entra in questa storia parallela? C’entra per un comizio che Arnaldo Forlani, allora segretario nazionale della Dc, tenne in città nel 1972. In quell’occasione Forlani parlò di un pericoloso tentativo di golpe “ancora in corso” . Si rifiutò poi di spiegare le ragioni di quell’allarme. Ma era al Noto Servizio che, che secondo Giannuli, si riferiva il leader dc.

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Che ci fa il fotoreporter Claudio Pistelli sulla bicicletta all’imbocco di corso Cavour con la macchina fotografica pronta allo scatto? Lo si vede su Google Maps andando a cliccare sul centro città. Che cosa sta fotografando Pistelli? E’ ovvio: l’auto di Google che transitava in via Chiodo e scattava foto per aggiornare le immagini su Spezia. I due fotografi si sono fotografati e immortalati a vicenda.

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La frase della settimana è di Dario Vergassola, attore e cabarettista spezzino, spalla comica di Serena Dandini nella trasmissione "Parla con me” che è stata cancellata dal palinsesto Rai: "Nessuno ha il diritto di rimanere in televisione 35 anni e io ho avuto molta fortuna. Però se penso a tutta la gavetta che ho fatto per arrivare fin qui, dai tempi in cui io e Nosei andavamo allo Zelig di Milano e la mattina dopo a lavorare a Spezia, provo davvero rabbia".

Renzo Raffaelli

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