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Cronache indiscrete. Buoni pasto per pagare le escort

La Spezia 22 Ottobre 2011 ore 10:00:44
di Renzo Raffaelli

Meno male che il sindaco Massimo Federici ha avuto l’accortezza di non esultare, come invece ha fatto il sindaco di Genova Marta Vincenzi, alla pubblicazione della classifica nazionale sulla probità fiscale. Secondo quella classifica, elaborata dal Sole 24 Ore, alla Spezia solo 8 cittadini su 100 non pagano l’Irpef. Abbiamo una percentuale bassissima (8,3%) di evasori fiscali, preceduti in graduatoria solo da Trieste (5,9 % gli evasori) e da Genova (7,2%) a fronte del 20% che è la media nazionale. Però non c’è molto di cui rallegrarsi. Quella graduatoria, infatti, è anche un po’ lo specchio del declino e dell’invecchiamento. Trieste, Genova e La Spezia, infatti, sono quelle con la percentuale più alta degli ultrasessantacinquenni. Pensionati e lavoratori a reddito fisso sono la netta maggioranza della popolazione, quella che le tasse non le può evadere. Probi sì, ma non per scelta.

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I buoni pasto sono diventati una moneta parallela a quella ufficiale. Servono a fare la spesa nei supermarket e nei negozi, a fare colazione e a saldare il conto dal macellaio (in questo caso ce ne vuole una bella scorta). Sempre più esercenti li accettano anche se a malincuore (devono attendere anche mesi per ottenere i rimborsi decurtati da un prelievo fiscale). Da qualche tempo accettano i buoni pasto anche molte prostitute che operano in città. Qualcuna di loro è stata vista sfogliare il blocchetto e contare il numero dei buoni prima di salire sull’auto del cliente.

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Nella giornata mondiale dell’alimentazione s’è tenuta al Camec una tavola rotonda con autorevolissimi rappresentanti delle organizzazioni umanitarie. Combattere la fame e la povertà nel mondo – ne hanno convenuto tutti – è sempre più arduo. Perché scarseggiano le risorse, perché la globalizzazione tende ad esasperare le disuguaglianze, perché i cambiamenti climatici e la siccità mettono rischio raccolti sempre più vasti e perché aumentano le bocche da sfamare (nel 2050 saremo sul pianeta 9 miliardi). Francesco Laurenzi, il presidente del Cospe, una associazione senza fini di lucro che opera nel Sud del mondo, nel suo intervento ha cercato un aggettivo per definire il difficile lavoro delle organizzazioni umanitarie. Guardandosi intorno ha visto i manifesti di vecchi film appesi ai muri della sala, retaggio di una mostra, tra cui due di fantascienza: “Viaggio allucinante” e “La terra dimenticata dal tempo”. E ha trovato l’aggettivo giusto: fantascientifico. "Il nostro lavoro è fantascientifico" ha detto.

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Luigi Merlo, presidente del porto di Genova, è riuscito a strappare una importante intesa con la Mongolia che è il secondo produttore al mondo di cachemire e ha un pil che è cresciuto del 20% nei primi otto mesi dell’anno. Per i prossimi cinque anni il porto genovese sarà lo scalo di riferimento delle merci pregiate provenienti dalla repubblica asiatica. Luigi Merlo e il presidente della Mongolia Tsakhia Elbegdorj condividono la comune fede interista. Merlo però lo ha saputo dopo la firma dell’accordo quando lo hanno informato che Elbegdorj, prima di ripartire, aveva fatto visita all’Inter e aveva incontrato il presidente Moratti. "Se lo avessi saputo mi sarei certamente messo la cravatta nerazzurra" ha confidato Merlo agli amici.

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Nella graduatoria degli ecosistemi urbani, tra le città di media grandezza, Spezia svetta insieme a Bolzano e Trento. E’ la città, considerando la qualità dell’aria, i rifiuti riciclati, le auto transitanti e altri fattori ancora, dove si vive meglio. Spezia come Bolzano e Trento. Lo scrittore umorista Gino Patroni, quando andava a Nord di Brescia e Vicenza diceva al suo ritorno: "Sono stato in Europa" a sottolineare la meridionalità di Spezia. Povero Gino, viveva in Europa e non lo sapeva.

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La frase della settimana è dell’assessore alla Sanità Claudio Montaldo, nel mirino di minoranza e maggioranza per i tagli insostenibili al budget sanitario: "Penso che dia fastidio un assessore che non si occupa dei casi individuali e dei casi dei primari. Non mi intrometto se i primari devono sceglierli i direttori generali. Invece è un vizio diffuso dei politici e dei medici chiedere sostegno e raccomandazioni".

Renzo Raffaelli


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