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Cronaca
Ieri pomeriggio al Centro Allende. di Marco Ursano
Doveva essere la prima iniziativa dell’Associazione Mediterraneo per il 2011 ed invece si è rivelata una sorta di boomerang per il suo Presidente, l’ex Sindaco della Spezia Giorgio Pagano.
Un incontro pubblico ieri pomeriggio al Centro Allende per discutere sul futuro delle due maggiori aziende partecipate della città, Acam ed Atc, si è così trasformato in un "processo popolare" a Pagano da parte di una cinquantina di lavoratori Acam, che durante l’introduzione dello stesso ex Sindaco hanno cominciato a rumoreggiare, fischiare ed hanno esposto uno striscione con la scritta “anche il libro !?! vergogna”.
Sì, perchè un pezzo dell’incontro era proprio la discussione dell’appendice “Acam, la verità. Diario 1997-2007” contenuta nell’ultimo libro di Pagano “La sinistra, la capra ed il violino, trenta parole per la sinistra che vorrei”.
Capitoli nei quale Pagano racconta la sua verità su Acam, quella di un protagonista inserito a pieno titolo nella storia dell’azienda di quegli anni. E, fatto significativo, con una forte autocritica sul suo operato e conseguente assunzione di responsabilità in quota parte per il disastro dell’azienda la cui storia recente racconta del memorandum con Hera, prologo al percorso d’aggregazione con la multiutility bolognese.
Durante il suo intervento, Pagano ha ribadito i concetti principali espressi nel libro: “Compiere una svolta radicale significa anche fare un’autocritica radicale. Le scelte sbagliate sono state essenzialmente due: non fare l’aggregazione già nel 2003/2004 e poi lo “stato dei partiti”, il partitismo. Come politica non abbiamo messo le persone giuste al posto giusto, abbiamo premiato l’appartenenza invece che la competenza. Dovevamo incrementare l’efficienza e cominciare a superare l’indebitamento, invece si sono fatti forti investimenti, che insieme alle tariffe basse hanno incrementato la situazione debitoria. Questo fu chiaro sin dal 2011, anno in cui, al contrario, bisognava fermarsi, ridurre investimenti ed indebitamento.”
Affermazioni che non hanno affatto consolato i lavoratori presenti che, anzi, hanno rimproverato duramente a Pagano la mancanza di un suo ruolo di controllo e di non avere denunciato la cattiva gestione del management per ragioni di clientelismo politico. L’iniziativa del Centro Allende ha perso così il suo carattere originario e si è trasformata in un susseguirsi di interventi, anche molto duri, di accusa a Pagano. Tra gli altri hanno parlato, Andrea Grando, Cisal, Arturo Fortunati e Walter Andreetti, Segretario Generale UIL.
I lavoratori, inoltre, hanno contestato al Presidente di Mediterraneo il fatto che gli investimenti sono sempre continuati negli anni nonostante i palesi segnali di sofferenza finanziaria, e molti dei quali rivelatisi poi un clamoroso flop come quello famigerato delle “bufale campane”, ed hanno rimarcato la richiesta che chi ha sbagliato deve pagare. Anche l’accordo con Hera, e qui Pagano proprio non c’entra, è stato oggetto di critiche.
E’ poi intervenuto l’attuale Presidente di Acam Paolo Garbini. Un contributo accorato, il suo, che è iniziato con un riconoscimento all’ex Sindaco: “Pagano stasera è da solo e non sono tanti al giorno d’oggi coloro che ammettono le proprie responsabilità politiche.
So bene che ci sono stati errori che non possiamo addossare al management, la responsabilità è interamente di tutta classe dirigente politica: il centrosinistra ha governato ed ha più responsabilità, ma parlo proprio di tutta. Sono stati compiuti errori strategici, è vero che l’aggregazione andava fatta 10 anni fa e non dovevamo vendere il gas, gioiello di famiglia. Abbiamo fatto investimenti che dovevano pagare i comuni, Acam ha realizzato a sue spese intere reti fognarie: i comuni non hanno speso quei soldi, con i quali magari hanno realizzato asili nido, fatto welfare. Ed eravamo tutti d’accordo che Acam diventasse un ammortizzatore sociale per risolvere le grandi crisi come quella delle partecipazioni statali. Quando facevo il sindacalista avevo la fila in ufficio di gente che chiedeva raccomandazioni.”
Ha continuato Garbini: “Bisogna aprire un confronto sulle scelte politiche sull’ambiente, bisogna chiudere il ciclo dei rifiuti, portarli fuori ci costa 60mila euro al giorno. Non conosco però i piani del centrodestra, noi abbiamo invece un piano per chiudere il ciclo dei rifiuti basato su una forte raccolta differenziata e sulle discariche degli inerti, non sugli inceneritori. Non si porta in discarica il tal quale (rifiuti indifferenziati, N.d.R.) ma solo materiale inerte igienizzato e stabilizzato, un aspetto dirimente rispetto alla qualità dell’ambiente. Acam è l’unica che ha due impianti di trattamento rifiuti nella provincia.”
Garbini ha poi concluso tranquillizzando i lavoratori presenti: “Il memorandum con Hera è a disposizione di tutti in Acam, solo non si può rendere noto alla stampa per problemi di privacy, oggi lo hanno visionato due esponenti del centrodestra. E’ basato sulla completa salvaguardia di tutti i lavoratori, a partire dall’accordo di San Valentino che prevede 200 esuberi, attraverso prepensionamenti, entro il 2012, e poi c’è la garanzia della territorialità. Entro il 30 aprile faremo un accordo quadro, metteremo in sicurezza Acam. Conviene a tutti lavorare per salvare i mille lavoratori di Acam e rilanciare un’azienda che rappresenta il 7% del PIL del territorio. Inoltre, come sapete abbiamo attivato l’azione di responsabilità.”
Dopo l’intervento di Garbini, ha ripreso la parola Giogo Pagano: “La mia è un’assunzione di responsabilità, la classe dirigente del centrosinistra non l’ha fatta in modo collettivo, l’ho fatta io da solo. Ho sbagliato a suo tempo non intervenire per dare uno scossone, avrei dovuto votare contro i bilanci, avrei dovuto fare il finimondo e non l’ho fatto.”
Parole pesanti, importanti, che magari non hanno soddisfatto i lavoratori presenti ieri sera; certo è che in un paese nel quale nessun esponente della classe dirigente ammette le proprie responsabilità ed i propri errori, trovare qualcuno che lo fa, esponendosi pubblicamente alle critiche, rappresenta un’autentica e felice eccezione. E va riconosciuto a chi ha il coraggio di farlo.
Marco Ursano
Pagano contestato dai lavoratori di Acam
La Spezia 25 Gennaio 2011 ore 07:00:00Ieri pomeriggio al Centro Allende. di Marco Ursano
Doveva essere la prima iniziativa dell’Associazione Mediterraneo per il 2011 ed invece si è rivelata una sorta di boomerang per il suo Presidente, l’ex Sindaco della Spezia Giorgio Pagano.
Un incontro pubblico ieri pomeriggio al Centro Allende per discutere sul futuro delle due maggiori aziende partecipate della città, Acam ed Atc, si è così trasformato in un "processo popolare" a Pagano da parte di una cinquantina di lavoratori Acam, che durante l’introduzione dello stesso ex Sindaco hanno cominciato a rumoreggiare, fischiare ed hanno esposto uno striscione con la scritta “anche il libro !?! vergogna”.
Sì, perchè un pezzo dell’incontro era proprio la discussione dell’appendice “Acam, la verità. Diario 1997-2007” contenuta nell’ultimo libro di Pagano “La sinistra, la capra ed il violino, trenta parole per la sinistra che vorrei”.
Capitoli nei quale Pagano racconta la sua verità su Acam, quella di un protagonista inserito a pieno titolo nella storia dell’azienda di quegli anni. E, fatto significativo, con una forte autocritica sul suo operato e conseguente assunzione di responsabilità in quota parte per il disastro dell’azienda la cui storia recente racconta del memorandum con Hera, prologo al percorso d’aggregazione con la multiutility bolognese.
Durante il suo intervento, Pagano ha ribadito i concetti principali espressi nel libro: “Compiere una svolta radicale significa anche fare un’autocritica radicale. Le scelte sbagliate sono state essenzialmente due: non fare l’aggregazione già nel 2003/2004 e poi lo “stato dei partiti”, il partitismo. Come politica non abbiamo messo le persone giuste al posto giusto, abbiamo premiato l’appartenenza invece che la competenza. Dovevamo incrementare l’efficienza e cominciare a superare l’indebitamento, invece si sono fatti forti investimenti, che insieme alle tariffe basse hanno incrementato la situazione debitoria. Questo fu chiaro sin dal 2011, anno in cui, al contrario, bisognava fermarsi, ridurre investimenti ed indebitamento.”
Affermazioni che non hanno affatto consolato i lavoratori presenti che, anzi, hanno rimproverato duramente a Pagano la mancanza di un suo ruolo di controllo e di non avere denunciato la cattiva gestione del management per ragioni di clientelismo politico. L’iniziativa del Centro Allende ha perso così il suo carattere originario e si è trasformata in un susseguirsi di interventi, anche molto duri, di accusa a Pagano. Tra gli altri hanno parlato, Andrea Grando, Cisal, Arturo Fortunati e Walter Andreetti, Segretario Generale UIL.
I lavoratori, inoltre, hanno contestato al Presidente di Mediterraneo il fatto che gli investimenti sono sempre continuati negli anni nonostante i palesi segnali di sofferenza finanziaria, e molti dei quali rivelatisi poi un clamoroso flop come quello famigerato delle “bufale campane”, ed hanno rimarcato la richiesta che chi ha sbagliato deve pagare. Anche l’accordo con Hera, e qui Pagano proprio non c’entra, è stato oggetto di critiche.
E’ poi intervenuto l’attuale Presidente di Acam Paolo Garbini. Un contributo accorato, il suo, che è iniziato con un riconoscimento all’ex Sindaco: “Pagano stasera è da solo e non sono tanti al giorno d’oggi coloro che ammettono le proprie responsabilità politiche.
So bene che ci sono stati errori che non possiamo addossare al management, la responsabilità è interamente di tutta classe dirigente politica: il centrosinistra ha governato ed ha più responsabilità, ma parlo proprio di tutta. Sono stati compiuti errori strategici, è vero che l’aggregazione andava fatta 10 anni fa e non dovevamo vendere il gas, gioiello di famiglia. Abbiamo fatto investimenti che dovevano pagare i comuni, Acam ha realizzato a sue spese intere reti fognarie: i comuni non hanno speso quei soldi, con i quali magari hanno realizzato asili nido, fatto welfare. Ed eravamo tutti d’accordo che Acam diventasse un ammortizzatore sociale per risolvere le grandi crisi come quella delle partecipazioni statali. Quando facevo il sindacalista avevo la fila in ufficio di gente che chiedeva raccomandazioni.”
Ha continuato Garbini: “Bisogna aprire un confronto sulle scelte politiche sull’ambiente, bisogna chiudere il ciclo dei rifiuti, portarli fuori ci costa 60mila euro al giorno. Non conosco però i piani del centrodestra, noi abbiamo invece un piano per chiudere il ciclo dei rifiuti basato su una forte raccolta differenziata e sulle discariche degli inerti, non sugli inceneritori. Non si porta in discarica il tal quale (rifiuti indifferenziati, N.d.R.) ma solo materiale inerte igienizzato e stabilizzato, un aspetto dirimente rispetto alla qualità dell’ambiente. Acam è l’unica che ha due impianti di trattamento rifiuti nella provincia.”
Garbini ha poi concluso tranquillizzando i lavoratori presenti: “Il memorandum con Hera è a disposizione di tutti in Acam, solo non si può rendere noto alla stampa per problemi di privacy, oggi lo hanno visionato due esponenti del centrodestra. E’ basato sulla completa salvaguardia di tutti i lavoratori, a partire dall’accordo di San Valentino che prevede 200 esuberi, attraverso prepensionamenti, entro il 2012, e poi c’è la garanzia della territorialità. Entro il 30 aprile faremo un accordo quadro, metteremo in sicurezza Acam. Conviene a tutti lavorare per salvare i mille lavoratori di Acam e rilanciare un’azienda che rappresenta il 7% del PIL del territorio. Inoltre, come sapete abbiamo attivato l’azione di responsabilità.”
Dopo l’intervento di Garbini, ha ripreso la parola Giogo Pagano: “La mia è un’assunzione di responsabilità, la classe dirigente del centrosinistra non l’ha fatta in modo collettivo, l’ho fatta io da solo. Ho sbagliato a suo tempo non intervenire per dare uno scossone, avrei dovuto votare contro i bilanci, avrei dovuto fare il finimondo e non l’ho fatto.”
Parole pesanti, importanti, che magari non hanno soddisfatto i lavoratori presenti ieri sera; certo è che in un paese nel quale nessun esponente della classe dirigente ammette le proprie responsabilità ed i propri errori, trovare qualcuno che lo fa, esponendosi pubblicamente alle critiche, rappresenta un’autentica e felice eccezione. E va riconosciuto a chi ha il coraggio di farlo.
Marco Ursano

