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Cronaca
Comincia a comporsi il puzzle dell’inchiesta. Di Marco Ursano
Con il trascorrere delle ore, dopo una giornata tesa e convulsa come non mai, i contorni della vicenda che ha portato all’arresto di Franco Bonanini e di altre undici persone cominciano a diventare più nitidi. Dalla laconica conferenza stampa in Procura di ieri, nella quale si sono fatti i nomi degli arrestati ed elencati i capi di imputazione e nulla di più, questa mattina sono apparsi su alcuni giornali ampi stralci di intercettazioni telefoniche e di particolari di indagine, che, uniti ad altre indiscrezioni trapelate, contribuiscono a gettare luce nuova sull’affaire Bonanini. Quello che sembra emergere è uno sconcertante mix di gestione clientelare di soldi pubblici e potere, intimidazioni, corruzione, abuso di ufficio, concussione e molto altro da parte di una “cricca” che sarebbe stata capeggiata dallo stesso Bonanini.
Tutto ruota attorno a fondi destinati alla riparazione di strade e sentieri dopo i danni dell’alluvione ed alla ristrutturazione delle stazioni ferroviarie che invece avrebbero preso altre destinazioni. La domanda di base è proprio questa: dove sono finiti quei soldi?
Il famoso rustico del Ministro Brunetta, che peraltro non solo non è indagato, ma non sarà neanche ascoltato dai magistrati, e la ristrutturazione di una parte di casa dello stesso Bonanini sembra che qualcosa c’entrino, ma non si capisce se sono solo stati l’origine o siano un tassello importante dell’inchiesta.
Altro elemento di questa complicata vicenda. I tentativi di depistaggio delle indagini degli inquirenti sul Parco delle Cinque Terre da parte di un fantomatico “corvo”, tramite una serie di lettere inviate ai giornali. Dalle intercettazioni, risulterebbe che questo corvo sia lo stesso Bonanini, il quale era a conoscenza delle indagini stesse, tanto e vero che proprio ieri, coincidenza delle coincidenze, sul Corriere della Sera era uscita una sua lettera di difesa e che diverse settimane fa c’era stata già una perquisizione negli uffici del Comune di Riomaggiore con tanto di accuse alla polizia di avere superato il limite consentito, leggi presunte violenze ed intimidazioni al personale, come riportato dagli organi di informazione.
L’indagine in questione, sempre secondo stralci di intercettazioni telefoniche, avrebbe già toccato anche l’ufficio di innovazione e sviluppo della Regione, al quale la polizia spezzina avrebbe richiesto documentazione in merito a finanziamenti erogati, appunto, per la ristrutturazione delle stazioni. Se poi consideriamo che nella vicenda sembra abbiano giocato un ruolo anche piccole denunce da parte di cittadini di Riomaggiore su presunte mal gestioni del Parco e delle opere di ristrutturazione, ecco che entrano in gioco anche elementi che fanno supporre a veleni paesani, ripicche di clan e piccole faide.
Un puzzle complicato quindi, con tessere frastagliate che dovranno essere messe insieme al più presto. In primis perché ci sono persone in galera che non fanno parte di una cosca mafiosa, che se hanno sbagliato sicuramente devono pagare, ma il confine tra illeciti amministrativi e penali su molti aspetti di questa vicenda, a seconda del punto di vista di chi la guarda, non sembra essere proprio così netto. Almeno è quello che sostiene l’Avvocato Corini, uno dei difensori di Bonanini. Per parlare di umanità, ci auguriamo che Franco Bonanini, il cui stato di salute non è sicuramente compatibile con la carcerazione, almeno possa usufruire degli arresti domiciliari.
Inoltre, la sensazione che questi arresti non segnino la fine dell’inchiesta, ma solo un passaggio, e che la stessa si potrebbe allargare arrivando anche a coinvolgere altri livelli, è non detta ma diffusa, ed in diversi ambienti i polsi stanno cominciando a tremare.
Quello che è sicuro che questa vicenda è un colpo molto duro per l’immagine, l’economia, la coesione sociale e l’autorevolezza istituzionale del nostro territorio. Non è che i turisti americani per questo smetteranno di arrivare, ma certo è che attualmente non disponiamo di una buona pubblicità internazionale. La notizia degli arresti è stata battuta anche da agenzie inglesi ed americane, tanto per gradire.
Ci auguriamo che la magistratura faccia chiarezza rapidamente e prima possibile e che tutti gli attori del territorio facciano la loro parte, a partire dalla politica. I cittadini sono sempre più disorientati, disillusi ed arrabbiati. Se ci aggiungiamo la crisi economica e l’instabilità di questo Paese, c’è poco da stare allegri. E figuriamoci se crollano anche le poche eccellenze che abbiamo.
Marco Ursano
Arresto Bonanini/Il corvo, i sentieri e la figura internazionale
La Spezia 29 Settembre 2010 ore 10:30:39Comincia a comporsi il puzzle dell’inchiesta. Di Marco Ursano
Con il trascorrere delle ore, dopo una giornata tesa e convulsa come non mai, i contorni della vicenda che ha portato all’arresto di Franco Bonanini e di altre undici persone cominciano a diventare più nitidi. Dalla laconica conferenza stampa in Procura di ieri, nella quale si sono fatti i nomi degli arrestati ed elencati i capi di imputazione e nulla di più, questa mattina sono apparsi su alcuni giornali ampi stralci di intercettazioni telefoniche e di particolari di indagine, che, uniti ad altre indiscrezioni trapelate, contribuiscono a gettare luce nuova sull’affaire Bonanini. Quello che sembra emergere è uno sconcertante mix di gestione clientelare di soldi pubblici e potere, intimidazioni, corruzione, abuso di ufficio, concussione e molto altro da parte di una “cricca” che sarebbe stata capeggiata dallo stesso Bonanini.
Tutto ruota attorno a fondi destinati alla riparazione di strade e sentieri dopo i danni dell’alluvione ed alla ristrutturazione delle stazioni ferroviarie che invece avrebbero preso altre destinazioni. La domanda di base è proprio questa: dove sono finiti quei soldi?
Il famoso rustico del Ministro Brunetta, che peraltro non solo non è indagato, ma non sarà neanche ascoltato dai magistrati, e la ristrutturazione di una parte di casa dello stesso Bonanini sembra che qualcosa c’entrino, ma non si capisce se sono solo stati l’origine o siano un tassello importante dell’inchiesta.
Altro elemento di questa complicata vicenda. I tentativi di depistaggio delle indagini degli inquirenti sul Parco delle Cinque Terre da parte di un fantomatico “corvo”, tramite una serie di lettere inviate ai giornali. Dalle intercettazioni, risulterebbe che questo corvo sia lo stesso Bonanini, il quale era a conoscenza delle indagini stesse, tanto e vero che proprio ieri, coincidenza delle coincidenze, sul Corriere della Sera era uscita una sua lettera di difesa e che diverse settimane fa c’era stata già una perquisizione negli uffici del Comune di Riomaggiore con tanto di accuse alla polizia di avere superato il limite consentito, leggi presunte violenze ed intimidazioni al personale, come riportato dagli organi di informazione.
L’indagine in questione, sempre secondo stralci di intercettazioni telefoniche, avrebbe già toccato anche l’ufficio di innovazione e sviluppo della Regione, al quale la polizia spezzina avrebbe richiesto documentazione in merito a finanziamenti erogati, appunto, per la ristrutturazione delle stazioni. Se poi consideriamo che nella vicenda sembra abbiano giocato un ruolo anche piccole denunce da parte di cittadini di Riomaggiore su presunte mal gestioni del Parco e delle opere di ristrutturazione, ecco che entrano in gioco anche elementi che fanno supporre a veleni paesani, ripicche di clan e piccole faide.
Un puzzle complicato quindi, con tessere frastagliate che dovranno essere messe insieme al più presto. In primis perché ci sono persone in galera che non fanno parte di una cosca mafiosa, che se hanno sbagliato sicuramente devono pagare, ma il confine tra illeciti amministrativi e penali su molti aspetti di questa vicenda, a seconda del punto di vista di chi la guarda, non sembra essere proprio così netto. Almeno è quello che sostiene l’Avvocato Corini, uno dei difensori di Bonanini. Per parlare di umanità, ci auguriamo che Franco Bonanini, il cui stato di salute non è sicuramente compatibile con la carcerazione, almeno possa usufruire degli arresti domiciliari.
Inoltre, la sensazione che questi arresti non segnino la fine dell’inchiesta, ma solo un passaggio, e che la stessa si potrebbe allargare arrivando anche a coinvolgere altri livelli, è non detta ma diffusa, ed in diversi ambienti i polsi stanno cominciando a tremare.
Quello che è sicuro che questa vicenda è un colpo molto duro per l’immagine, l’economia, la coesione sociale e l’autorevolezza istituzionale del nostro territorio. Non è che i turisti americani per questo smetteranno di arrivare, ma certo è che attualmente non disponiamo di una buona pubblicità internazionale. La notizia degli arresti è stata battuta anche da agenzie inglesi ed americane, tanto per gradire.
Ci auguriamo che la magistratura faccia chiarezza rapidamente e prima possibile e che tutti gli attori del territorio facciano la loro parte, a partire dalla politica. I cittadini sono sempre più disorientati, disillusi ed arrabbiati. Se ci aggiungiamo la crisi economica e l’instabilità di questo Paese, c’è poco da stare allegri. E figuriamoci se crollano anche le poche eccellenze che abbiamo.
Marco Ursano

